L’ex Orfanotrofio
DON GUGLIELMO MONDAINI (Longiano 11 Luglio 1866 – Coriano 9 agosto 1946)
Don Mondaini arrivò a Coriano nel 1894 come coadiutore di Don Mazza e due anni dopo, ad appena 30 anni di età, divenne parroco e vicario foraneo mantenendo l’incarico per mezzo secolo, fino alla morte nel 1946. Già dai primi anni del suo servizio corianese si distinse per la forte personalità che si esprimeva in diversi campi, da quello più rigorosamente religioso e pastorale a quelli culturali e specialmente a quello sociale. Come parroco si prodigò per la chiesa e la canonica, finanziando in proprio lavori di restauro e acquisti di statue e quadri, ma anche rilanciando l’interesse per la fede e nel Crocifisso conservato nella parrocchiale e le pratiche mariane come il mese di Maggio. Attento alle novità pastorale, in particolare per i giovani, promosse la devozione di san Luigi Gonzaga e san Giovanni Bosco, organizzò oratori e circoli giovanili, aprendo nel 1897 per primo nella diocesi un Comitato per l’Opera dei Congressi, antesignana dell’Azione Cattolica.
Come per molti sacerdoti della sua generazione, l’apertura verso la società auspicata dall’enciclica “Rerum Novarum) di Leone XIII del 15 Maggio 1891, aveva influito sulla formazione culturale e religiosa di don Mondaini. Il giovane parroco corianese fu tra i più fecondi attivisti del movimento ispirato da don Romolo Murri per la promozione sociale delle classe lavoratrici, dando vita a partire dal 1900 ad un’Unione Rurale (la prima nel riminese, forte di 116 soci), una Cooperativa di consumo che nel 1911 promosse una Società di previdenza operaia, oltre ad una serie di iniziative come le mense per i poveri. La grande carica di umanità, che non contraddiceva con il suo carattere piuttosto burbero, spinsero sempre don Mondaini a prodigarsi amorevolmente per i poveri, concentrandosi all’indomani della Grande Guerra sui bambini che avevano perso i genitori per cause belliche. Per questi bambini nel 1919 si impegnò con grande forza nell’organizzazione della più importante tra le iniziative promosse durante la sua lunga missione pastorale, l’Istituto Orfani che pur tra mille difficoltà economiche riuscì a mantenere in vita per oltre un trentennio.
L’ISTITUTO A CORIANO
A meno di un anno dalla fine della Prima Guerra mondiale, nel settembre del 1919, don Guglielmo Mondaini ed un gruppo di maggiorenti del Paese, compreso il Sindaco Luigi Gualandi, promossero la nascita di un orfanotrofio per ospitare i figli maschi dei caduti per eventi bellici. I primi ospiti, una decina in tutto, provenienti dai comuni del riminese, vennero ospitati dentro il palazzo Renzi situato alla fine dell’attuale Via Cà Ciavatti. Dopo pochi anni l’orfanotrofio si trasferì nella grande casa in Corso Umberto I ora in Via Garibaldi che era stata della famiglia Savini, acquistata insieme al podere che si estendeva nella retrostante vallata. Con decreto regio del 18 gennaio 1923 l’istituzione venne eretta Ente morale con il nome ufficiale di Istituto Agricolo “Orfani di Guerra”. Da allora la popolazione corianese “adottò” gli orfanelli contribuendo alla loro sussistenza con offerte ed aiuti di ogni tipo; anche i bambini del paese solidarizzarono con i piccoli ospiti, lasciandosi coinvolgere con entusiasmo nei giochi presso il campetto da calcio annesso alla sede dell’Istituto. Perfino la costruzione della chiesetta, inaugurata nel 1933, avvenuta all’inizio degli anni Trenta, fu possibile con il fattivo contributo di numerosi corianesi, amichevolmente sollecitati dal parroco con la sottoscrizione “per il mattone”. Per la chiesa vennero utilizzati in parte materiali di recupero, compresi quelli della demolita “Cella Tonda” del Foro boario. Dalla metà degli anni Venti i minori ospitati furono in genere una trentina aumentando di numero nei primi anni del secondo conflitto mondiale, quando cominciarono ad arrivare bambini, provenienti da diverse località della Romagna, orfani dei caduti nelle disgraziate campagne in Grecia, Africa e Russia. Alla fine dell’Agosto del 1944, pochi giorni prima dell’arrivo del fronte di guerra, don Mondaini con gli orfani che non erano sfollati presso le famiglie d’origine dovette allontanarsi da Coriano, cercando riparo presso la casa Villa a “Isola” di Ospedaletto. Al rientro dallo sfollamento il parroco trovò la canonica e la chiesa ditrutte, ma la sede dell’Istituto e la sua chiesina sostanzialmente in buono stato tanto da potervi trasferire residenza e funzioni parrocchiali. Il rilancio dell’Istituto nei primi anni del dopoguerra risultò molto difficile, se non impossibile, poi dall’estate del 1946 quando morì il fondatore don Mondaini. Con la costruzione della nuova Chiesa parrocchiale (inaugurata nel 1953) la chiesetta degli Orfani non venne più officiata. Nei primi anni Cinquanta, dopo l’uscita dei suo ultimi ospiti, l’Ente venne chiuso.
L’ATTIVITA’ DELL’ISTITUTO
Fin dalla sua fondazione, l’istituzione offriva ai piccoli orfani il convitto, la possibilità di frequentare la scuola elementare pubblica ed in alcuni casi anche quella media. Per favorire una preparazione professionale dei giovani ospiti era attivata una Scuola Agraria, diretta negli anni Venti dal riminese prof. Caponi, con corsi teorici e pratici che si tenevano presso il podere di proprietà dell’Ente enll’orto posto accanto alla sede. Il primo direttore dei lavori agricoli che eseguivano gli orfani fu Romeo Focaccia, sostituto a partire dal 1930 da Augusto Albanesi, un ex ospite appena diplomato nella Scuola annessa all’Istituto. Nei primi anni di vita presso l’orfanotrofio esisteva una tipografica, ben presto scorporata dall’ente con i macchinari utilizzati da altri soggetti. Verso la fine degli anni Trenta, ed ancora di più in quelli successivi dell’ultimo dopoguerra, alcuni ragazzi venivano indirizzati anche a settori artigianali come il metalmeccanico o la falegnameria. Gli orfanelli avevano una banda musicale ed una Schola Cantorum, a cavallo degli anni Venti e Trenta diretta dall’assistente spirituale don Antonio Mei. Sia la banda che il coro erano spesso chiamati ad esibirsi non solo a Coriano ma in diversi paesi del riminese e perfino a San Marino. Attività artistiche e ricreative come queste contribuivano a mantenere vivo il legame e lo spirito solidaristico tra gli ex ospiti che spesso si ritrovavano nella casa per grandi raduni. L’informazione sulla vita interna e le attività dell’ente era affidata ad un bollettino mensile, “L’Orfanello”, fondato nel 1921 e sempre diretto da don Mondaini che lo utilizzava anche come bollettino parrocchiale. Il foglio, spedito ai numerosi abbonati, costituiva uno strumento indispensabile per coltivale un costante collegamento con i numerosi benefattori dell’ente: le parrocchie della zona, alcune scuole della Romagna e di altre regioni, tanti sacerdoti e privati cittadini che contribuivano con sottoscrizioni straordinarie o con offerte fisse come “Il pane si S. Antonio per gli Orfani” e i cartelli nella ricorrenza dei Morti, una tradizione questa sempre molto sentita a Coriano. Del giornalino si conservano solo poche copie, in genere quelle che riportavano i grandi eventi che coinvolgevano l’Istituto o le notizie più tragiche, soprattutto nel periodo del secondo conflitto mondiale; l’ultimo numero tuttora noto, che porta la data di gennaio-febbraio 1943, si apre con la morte di don Antonio Pini, cappellano della parrocchia e insegnante degli orfani.
N.B. FOTO E TESTI CI SONO STATI CONSEGNATI DAL COMITATO CITTADINO CORIANO CAPOLUOGO




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